Gregorio Maltzeff

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    UNA TOMBA MISTERIOSA
    A Castel Ritaldi c’è una tomba che custodisce le spoglie di Gregorio Maltzeff.
    Con questo nome risulta all’anagrafe italiana e firmava le proprie opere il pittore russo Grigorij Pavlovic Mal’cev, vissuto in Italia dal 1914 al 1953.
    Chi era Malc'ev ? E perché riposa in un cimitero di Castel Ritaldi?
    Cosa lo ha condotto lontano dalla terra natale? Riflettendo su quella tomba misteriosa, tornano alla mente i versi immortali scritti da Aleksandr Blok in occasione della sua visita in Umbria qualche anno prima che Mal'cev giungesse in Italia:

    "Dall'infanzia, sogni e visioni
    la dolce oscurità dell'Umbria.
    Sulle siepi avvampano le rose,
    cantano sottili le campane."


    Chi avrebbe mai potuto pensare che questi bellissimi versi di Aleksandr Blok, dedicati a Spoleto nel 1909, sarebbero potuti essere un epitaffio sulla tomba di un altro russo che nelle dolci campagne dell’Umbria avrebbe riposato in eterno?

    "Il corpo avvolto nelle bende
    l' hanno deposto nel giovane bosco.
    Esso e' ringiovanito per i tormenti ,
    ha ripreso la bellezza di un tempo …"


    Il 9 giugno 1909 Blok traccia questi primi versi di Uspenie (Dormizione, ma anche Assunzione) dimorando a Spoleto, dopo avere composto giorni prima a Perugia l’altra stupenda lirica intitolata Blagovescenie ( Annunciazione). Giorni prima aveva immaginato Devuska iz Spoleto (Fanciulla di Spoleto), incantato da qualche visione di bellezza umbra , carnale e mistica insieme.

    " Piano io intreccio nei negri capelli

    il diamante prezioso dei versi misteriosi.
    Getto avidamente il cuore innamorato
    Nell'oscura fontana degli occhi risplendenti."


    Il viaggio del poeta in Italia si trasforma in un'accorata e sfolgorante visione lirica, legando il presente alla raccolta e serena religiosità  medievale dell'Umbria.
    In questo paesaggio ricco di spiritualità e di armoniosa bellezza riposa dal 1953 Grigorij Pavlovic Mal'cev, pittore e decoratore, nato e cresciuto sul Volga, allievo dell'Accademia imperiale d'arte di Pietroburgo e vissuto a Roma per quarant'anni , dal 1913 alla morte.
    Era giunto in Italia, il paese della lingua di Petrarca e dell’amore, ( Jazyk Petrarki i ljubvi) , come dice Puskin, come vincitore del premio dell’Accademia Imperiale d’arte, stipendiato per quattro anni per completare la propria formazione artistica a contatto diretto con le opere e l'ambiente dei grandi maestri del Rinascimento e della classicità romana.
    Le vicende della storia lo costrinsero a tramutare un soggiorno di studio e di svago in un esilio perpetuo a Roma, per venire poi sepolto in un cimitero di Castel Ritaldi.
    Chi era Grigorij Pavlovic Mal 'cev?
    Le figlie ed i nipoti ne parlano con naturale amore e quasi venerazione.
    Ma negli ambienti artistici è uno sconosciuto. Anche nella Russia natia è pressoché ignorato.
    Eppure, le sue opere hanno una forza evocativa e una tecnica pittorica  a dir poco stupefacenti.
    Un suo stupendo quadro si trova nella Galleria comunale di Piacenza; altre opere sono in collezioni private.
    Ma negli ultimi anni le tele e le tavole di soggetto religioso , presenti in numero copioso in Italia e finanche a Malta , cominciano a destare l'attenzione degli studiosi.
    Anche in Russia , dove alcune sue opere sono presenti nel museo statale russo di San Pietroburgo e nel museo regionale di Astrachan, si comincia a scoprirlo, squarciando il velo di mistero che ne circondava il nome , si cerca di conoscere gli avvenimenti della sua vita , ci si interessa alla sua attività artistica.
    E' giunto dunque il momento di guardare più da vicino a questo solitario maestro della pittura accademica e dell'arte sacra che le vicende della storia hanno allontanato dalla Russia, regalando all'Italia un autentico interprete della spiritualità cristiana di rito orientale.

     

    Autobiografia di    GREGORIJ  PAVLOVICH  MALTZEFF
    (Russia 1881- Italia 1953)

    Nel 1897, il 27 novembre ho compiuto 16 anni.
    Dall’ottobre dello stesso anno sono allievo della scuola di navigazione fluviale nella città Nizhnij Novgorod, dove abito con mio padre mia madre e due sorelle dall’età di 7 anni.
    La prospettiva di navigare su un grande fiume come il Volga, di vedere degli splendidi panorami e di trovarsi all’aria aperta per quasi 24 ore giornaliere,.mi attirava.
    Sin dall’eta’ di 7 anni avevo una grande passione per il disegno e la pittura.
    Mio padre però non era di mandarmi alla scuola artistica, anzi, per motivi di lavoro era stato costretto a lasciare Nizhnij Novgorod e trasferirsi con tutta la famiglia ad Astrakan, ricca città portuale del Volga.
    Rimasto solo a Nizhnij Novgorod vivo con due amici, pure allievi della mia stessa scuola di navigazione, in una modestissima stanzetta.Mentre i miei due amici, ricevevano ogni mese uno stipendio dai propri genitori, io dovevo guadagnarmi da vivere ritoccando fotografie, e facendo ingrandimenti di fotografie con carboncino.
    Avevo abbastanza lavoro, ma questo si portava via le prime ore della giornata e la sera.
    Il corso durava dall’ottobre al marzo; nell’aprile il Volga si libera dai ghiacci e si riattiva il movimento sul fiume. Gli allievi vengono inviati sui bastimenti per il corso pratico, in qualità di “praticante”, obbligati ad eseguire qualsiasi lavoro venga loro assegnato e ricevono lo stesso salario dei semplici mozzi ed operai.
    Io vengo assegnato al piroscafo “Samson” con rimorchio. Ben presto tutti notano che sono assai più artista che marinaio; tutti desiderano avere un mio ritrattino a matita da inviare nelle lettere ai propri cari. I capi cominciano a ben volermi, mi esonerano dai lavori pesanti anche perché ero piuttosto fragile.
    Per due anni ho navigato sul Volga su e giù da Astrakan a Saratov e viceversa su un percorso di 900 km.
    Avendo nel 1900 finito il corso di navigazione torno ad Astrakan dai miei genitori, che abitano in quel periodo in casa dell’ingegner Emil  Degling, del piroscafo “Bukhara”, società d’Oriente.
    Avendo conseguito il diploma di Capitan Fluviale  prima di aver compiuto 21 anni debbo attendere prima di prendere servizio.
    La più grande Compagnia di navigazione sul Volga apparteneva ai fratelli Nobel (la stessa famiglia che ha istituito il celebre premio Nobel) svedesi di origine nati quasi tutti in Russia, vi svolgevano le loro principali attività.
    Astrakhan era il loro grande porto.
    Io prendo posto come timoniere su un piroscafo della Compagnia Nobel. Il piroscafo e’ il “Lopar”.
    Ben presto la mia fama di artista disegnatore e ritrattista si spande su tutti i piroscafi della grande flotta fluviale.
    Capi e ingegneri della Compagnia mi ordinano dei ritratti (trovavano il tempo di posare pazientemente) e perfino mi consigliano e mi promettono di presentarmi al proprietario della Compagnia Emanuel Nobel che aveva fama di mecenate della pittura.
    Per due estati, 1901 e 1902, navigo sul “Lopar”.
    Nell’autunno del 1902 raggiungo Pietroburgo ho denaro bastevole per due mesi ed ho i miei bozzetti ed i miei lavori.Ma non sono ancora maturo per l’Accademia; l’esame di ammissione, consisteva in uno studio di nudo umano ed io non ero anatomicamente preparato a tale prova.
    Frequento una scuola privata che si chiama “Studio di Pittura dell’Accademico Dimitri Kavkasky, sull’isola di Vasilijevsky, casa del barone Dervis.
    I lavori che mostro all’accademico gli piacciono ed egli mi prende come suo allievo liberandomi dalla paga, a condizione che tutti i lavori da me eseguiti presso il suo studio vi rimangano come sua proprietà.
    Dal 1902 al 1906 sono allievo di Dimitri Kavkasky.
    Durante questo periodo sono sempre domiciliato al vicolo dell’Accademia delle Belle Arti, n.58.
    Nel 1906 tento l’esame – concorso per poter entrare all’Accademia come studente, ma vengo bocciato, così come vengo bocciato nel 1907; solo nel 1908 supero felicemente la prova come il migliore fra tutti i candidati.
    In questo periodo il Re del petrolio Emanuel Nobel ed i suoi familiari diventano miei amici e protettori, fieri che un loro ex timoniere si sia fatto tanto onore.
    In qualità di studente dell’Accademia ricevo uno stipendio, l’estate la passavo presso la famiglia Nobel, in Finlandia, a Wiipuri.
    Annualmente partecipavo ai concorsi dell’Accademia con composizioni storiche: 1908 “Pietro il Grande ad Astrakhan nell’anno 1711” (2° premio); 1909 “Il giogo mongolico in Russia nell’anno XIII” (2° premio); 1910 “I Cosacchi sul Volga” (1° premio).
    Tutti i quadri premiati si trovano presso il museo dell’Accademia. I premi in denaro non erano grandi ma davano gloria e reputazione.
    Si avvicina già l’ora di terminare l’Accademia e di partecipare al grande concorso finale per il conseguimento del diploma ovvero del “Prix de Rome”.
    Benché non avessi paura dei miei concorrenti, pure mi decisi di prepararmi il meglio possibile.
    Il soggetto era libero.
    Ad Astrakhan avevo studiato i tipi asiatici: Tartari, Kalmucchi e Chirghisi.
    Scelgo perciò come soggetto “Sant’Alessio metropolita di Mosca nell’Orda Tartara”.
    Avevo studiato meticolosamente la storia, ma per raccogliere il materiale artistico debbo recarmi nelle steppe dei Chirghisi.
    Munito del certificato rilasciatomi dal Governatore  Generale di Astrakhan, Sokolowsky, nel 1912 mi fermo presso il Sultano Chan  Gianghir che mi facilita il compito di poter dipingere i tipi per me adatti.
    Il 4 novembre del 1913 espongo il quadro dipinto con il materiale raccolto.
    Il Consiglio dei professori dell’Accademia mi assegna il titolo di Accademico e il “Prix de Rome”, consistente in un viaggio a Roma con permanenza di 4 anni,stipendio adeguato.
    Il 1 gennaio del 1914 parto da Pietroburgo  con mia moglie Maria Azaroff, diretto verso l’Italia.
    Il 16 marzo del 1914 giungiamo a Roma.Il nostro primo domicilio è in Via Margutta al numero 7.Poi passiamo a Via San Nicolò da Tolentino.
    Nel 1915 scoppia la guerra mondiale; dovendo molti artisti stranieri tornare in patria nei rispettivi paesi, mi riesce di affittare un bellissimo studio al Corso Umberto n.4, dove rimango a vivere per 7 anni ininterrottamente.
    Conservo tuttora il documento per mezzo del quale ero stato esonerato dal Governo Russo dal servizio militare, in qualità di vincitore del “Prix de Rome”.
    Dopo la Rivoluzione Bolscevica, il mio stipendio finisce; gli otto mesi che dovevo riscuotere ancora mi vengono pagati poco alla volta, dal Consolato Imperiale Russo.
    Debbo intanto pensare a vivere per conto mio.
    Comincio ad occuparmi di arte sacra, dipingendo immagini sacre, le “Icone”; i miei principali clienti, in questo periodo, appartengono all’aristocrazia russa emigrata all’estero.
    Lavoro moltissimo per la bottega d’arte della Principessa Issupoff; ma è anche il periodo della mia maggiore  povertà.
    Nel 1921 viene a Roma la Granduchessa Vittoria, sorella dell’imperatore Russo.
    Visita il mio studio con il marito, Principe di Battenberg (Milfords Haven ), Grande Ammiraglio di Gran Bretagna ed i figli.
    Mi viene ordinato di fare una immagine sacra per la Cappella in Gerusalemme dove è sepolta la terza sorella della Granduchessa uccisa dai bolscevichi; ho così lavoro per quasi un anno.
    Il lavoro consegnato lascia tutti molto soddisfatti; mi viene fatta della reclame presso la Casa Reale Inglese.
    Altri lavori mi vengono da tale fonte (conservo la corrispondenza a tale riguardo).
    I lavori eseguiti erano spediti per mezzo della Ditta Stein.
    Nel 1922 la padrona dello studio dove abitavo, Principessa Scaletta Ruffo, vuole aumentarmi la pigione; io ho già 4 figli, la maggiore di 6 anni.
    Sono costretto ad andare ad abitare in campagna, fuori Porta San Pancrazio, poco lontano da Monteverde Nuovo.
    La casa che abito con la mia famiglia (Via Vitellia n.17) è  proprietà del Sig. Carlo Latour, lo stesso del caffè Latour nei pressi di Piazza Venezia.
    Il fitto era minimo, potevo avere un orticello, conigli e galline.
    I due figli maggiori frequentano la scuola elementare Giovanni Pascoli.
    Per ben 4 anni abito in questa località con la propria famiglia.
    Nel 1926 torno ad abitare a Roma città in Via Fregene n.15, in una vecchia villetta di proprietà del Grande Ufficiale  Ortensio Spigarelli, avvocato, domiciliato in Via Alessandro Farnese n.79 (Prati).
    L’Avvocato Spigarelli, grande amante dell’arte , mi ordina un quadro famigliare aiutandomi a pagare la caparra per l’appartamentino in Via Francesco Berni n.09, dove abito attualmente , che diventa mia proprietà e che pago in rate mensili durante 5 anni, versando Lire 350 al Banco di Santo Spirito.
    L’appartamento che era occupato, poté liberarsi solo dopo 2 anni.
    Nel 1925 espongo un quadro originale al Palazzo dell’Esposizione per gli amatori e cultori, “Zattera sul Volga”che viene acquistato per la Galleria d’Arte Moderna di Piacenza.
    Quasi nello stesso tempo il Padre Generale dei Gesuiti mi ordina di creare una cappella orientale per il culto dei dottori orientali alla Casa Generalizia di Borgo Santo Spirito.
    I quadri di mt. 6 x 4,5 vengono dipinti su arazzi ; sono sempre visibili all’indirizzo indicato.
    Presso la Caserma di Castro Pretorio eseguo il ritratto del Colonnello Pellegrini del 13° Artiglieria, eroe d’Africa nella Prima Guerra Mondiale. Dipingo pure il ritratto della moglie e dei suoi figlioli, ora colonnelli a loro volta.
    Nel 1926 ho occasione di acquistare un po’ di terreno a Rocca Priora, terreno poco apprezzato dai contadini, sito in luogo veramente panoramico. Con sacrificio pianto degli alberi (ora foltissimi, una vera oasi) e poco dopo sempre a costo di grandi sacrifici e animato da grande passione costruisco una casetta rustica. Nella cittadina di Frascati dipingo pure Sant’Antonio che predica ai pesci, presso la chiesa Antoniana.
    A Rocca Priora dipingo per i Pallottini 7 quadri e 2 per la Chiesa Parrocchiale.
    Sono 30 anni che nella stagione estiva abito a Rocca Priora che considero come il mio paese natio. Tutti qui mi vogliono bene e mi stimano; mi chiamano il “Pittorusso”e così sta scritto sul cancello della mia villetta.
    Nel 1930/31 il Vaticano mi incarica di eseguire tutte le pitture per la chiesa di Sant’Antonio Abate presso il Seminario Pontificio del Russicum:
    - la Cappella degli Apostoli Slavi Cirillo e Metodio;
    - la Cappella degli Apostoli Pietro e Paolo;
    - la Cappella di Santa Teresa del Bambin Gesù;
    - 2 Cappelle con Iconostasi per l’Istituto Orientale;
    - 1 Iconostasi per il Seminario del Russicum.
    Nel 1935 ancora il Vaticano mi incarica di eseguire  un’iconostasi  per il Seminario  del  Russicum, sull’isola d’Elba, nella residenza estiva.
    Nel 1936, la residenza estiva del Collegio viene trasferita a Roseto degli Abruzzi ed io sono invitato per sistemare  nuovamente  la Cappella.
    Poi il Vaticano mi incarica di creare un’ iconostasi per la nuova chiesa dei Rumeni Cattolici  sul Gianicolo, nelle vicinanze del faro degli Argentini italiani.Nello stesso Istituto dipingo pure una grande cappella.
    Di lì a poco Sua Santità Pio XI°, mi riceve in udienza privata e mi impartisce la sua benedizione assieme ai miei lavori che gli mostro.
    Sempre per il Vaticano creo la Madonna Etiopica stampata nel libro dedicato alla Madonna presso il Vaticano.
    Poi dipingo la Madonna “Stella dei Mari” per il Santuario Cattolico dei Pescatori del Mondo (Bari).
    Inoltre eseguo un grande ritratto di Sua Eminenza il Cardinale Fumasoni –Biondi  che ebbe la pazienza di posare nonostante sia una persona molto occupata. Presentemente tale ritratto trovarsi nella casa del Marchese  Fumasoni – Biondi di Roma.
    Dal 1930 al 1940 eseguo, di tanto in tanto, delle immagini sacre per la chiesa di Santa Maria  Damascena di Malta, per i Greci Cattolici.
    In seguito al bombardamento da parte di aerei italiani la chiesa fu rasa al suolo. Nel 1949 risorge nuovamente ancor più bella ed elegante, in puro stile bizantino del secolo XIII.
    Inglesi, Maltesi e Greci mi ordinavano nuovamente le pitture per la Chiesa e nel giugno del 1950 mi reco a Malta per accordarmi sul lavoro. La spedizione dei lavori eseguiti avviene da Roma nel febbraio del 1951 a cura della C.I.T.
    Arrivano in buono stato e suscitano la soddisfazione di tutti.Non è improbabile che nel mese di maggio (questo) dovrò recarmi nuovamente a Malta per ritoccare le immagini sul posto.
    I lavori per Malta rappresentano l’ultima fatica terrena dell’artista.
    Dal marzo del 1953 Gregorio Maltzeff riposa in un piccolo cimitero di campagna nei pressi di Spoleto, nelle cappella dei Venturi – Maltzeff.

                                     La figlia Barbara Maltzeff Mecheri-